L’arte di sapersela cavare in tre parole, forse!


E’ primavera. Guardando dalla
finestra, mi sembra che sia autunno. La pioggia ha il suo fascino: mi è sempre
piaciuta. Mi piace il suo rumore, il rumore che fanno le macchine sull’asfalto
bagnato. Mi piace il profumo che lascia quando la terra si impegna a trattenere
quello che gli serve e il sole lavora per riprendersi ciò che servirà in
seguito. Mi piacciono le goccioline, la fretta con la quale scendono ma anche
il modo in cui si aggregano formando pozzanghere e rivoli dalla corsa veloce.
Mi piace ascoltare gli uccellini che, appena finita, ricominciano a cantare
riportando l’attenzione sul fatto che siamo nella stagione della fioritura. La pioggia è utile perché disseta: non
nascerebbe niente se non ci fosse anch’essa a dare nutrimento
. Mentre fuori
lei scende giù, dentro tra un momento di distrazione e l’altro, vengono a galla
diverse parole e diverse riflessioni. La prima parola che mi viene in mente è
FORMA. Se vuoi avere successo, devi curare la forma intesa come linguaggio
appropriato, abbigliamento adeguato, gestualità pertinente. Devi curare ogni
fase del tuo agire. Ho quasi trentacinque anni ed è un aspetto che ho sempre
trascurato. In alcuni momenti della mia vita, le ho proprio dichiarato guerra. Tutte
le adolescenti della mia età si truccavano, una buona parte di loro fumava e
beveva, erano sempre ben vestite e portavano anche dei tacchi, sebbene non
particolarmente alti (adesso, le cose sono un pò cambiate). Io ero al lato
opposto della barca ed anche con una certa convinzione. Non ho ancora imparato
ad usare il mascara, continuo a privilegiare le tute e le scarpe da ginnastica,
sebbene adesso senta di più il desiderio di indossare vestiti più femminili,
scarpe con i tacchi e di truccarmi un pò. Cosa è cambiato? ho deciso di deporre
le armi? credo che non deporrò mai le armi rispetto al punto che assecondare il proprio progetto di vita sia
sempre più importante che non farlo. La forma è uno strumento del contenuto:
puoi anche scegliere di curarlo prima e nel dettaglio ma non sarà mai
importante se non sarà espressione del contenuto.
Espressione del
contenuto, lo riscrivo per continuare a ricordarlo a me stessa. Si legge
l’incoerenza anche nel dettaglio ricercato e messo ad arte in evidenza. Si
legge la coerenza nel dettaglio che hai messo all’interno di un sistema
armonioso di dettagli. Nello yoga della risata, per spiegare come ridere senza
motivo, si spiega che il bambino ride dal corpo alla mente e non il contrario.
Non ha bisogno di razionalizzare, lui ride e basta. Gli mancano i contenuti?
credo proprio di no. Credo che li incameri, quasi come se si verificasse un
processo osmotico che filtra attraverso la pelle, e che vadano a nutrire lo
spirito. Sono le regole sociali, forme convenzionali di comportamento, che
inducono l’essere umano a sviluppare l’umorismo che in qualche modo si avvale
del difetto per trovare un senso piacevole di un dato momento con date persone.
L’arte della complicazione per dare importanza al futile. Serve l’umorismo? si,
se l’intenzione che lo anima è di stare bene nel rispetto dell’altro. Serve la
forma? si, se è coerente con ciò che siamo. Chi non coltiva la forma non è
necessariamente un disadattato, è piuttosto colui che sta ancora cercando
qualcosa dentro di sè e non ha particolarmente voglia di renderlo manifesto. E’
per tutti così? non saprei, non ho discusso di questo con tutti gli esseri
umani, nè se lo facessi con un campione statisticamente significativo, avrei la
certezza di una risposta univoca. So che
possiamo intraprendere due percorsi: dalla forma al contenuto e dal contenuto
alla forma. Io cerco di coltivare il secondo perché ho l’impressione che la
coerenza che ne uscirà fuori sarà la mia garanzia di autenticità
. Non è un
peccato prendersi cura di lei, anzi è assolutamente un valore aggiunto purché,
per me, sia metaforicamente dal corpo alla mente e non al contrario. Seconda
parola, AUTENTICITA’. Se vuoi raggiungere il successo devi essere autentico. Ma
che significa? è un pò come quando ti si dice, tutte le risposte sono dentro di
te. O ti arrabbi perché non sai davvero dove cercare, o ti siedi e impari a
respirare e piano piano la voce interiore, che non è sintomo di malattia
psichiatrica, comincia a darti delle dritte. Con lei, arrivati ad un certo
punto, ci si mettono i segnali del corpo e addirittura il ritmo sonno-veglia.
Appena impari a mettere insieme questi elementi, ti senti come i bambini che
hanno messo insieme correttamente i pezzi del puzzle dopo parecchi tentativi. Per essere autentico bisogna sapere
scegliere dall’armadio
. Si apre, direi si spalanca, e si scelgono i capi
che hai davvero voglia di indossare e non quelli che si pensa andrebbero
meglio. Quando mettevo le scarpe con i tacchi senza desiderarli mi sentivo una
sciocca alla ricerca di un equilibrio apparente. Ora, è diverso perché sebbene
l’equilibrio rimanga precario, li indosso perché ne ho voglia. Stessa logica
con le gonne e il trucco. Se ti senti
ridicolo è perché stai facendo qualcosa che in quel momento non ti appartiene
.
Viva le scarpe da ginnastica se quelle ti aiutano a sentirti a tuo agio e sia
benedetto colui che inventò tacchi se questi ti fanno sentire al top. L’entusiasmo di vivere è dato dalla nostra
capacità di farci ispirare dal sentimento del presente. Sia quel che sia purché
tu ti senta presente a te stesso
. Terza parola, MIGLIORAMENTO. Per
migliorarsi bisogna mettersi in discussione ma anche abbandonare la discussione
quando questa verte sull’autodistruzione. Se le domande che ti poni sono
direzionate su quello che non sai fare e su quello che non sei e soprattutto
sulle persone che dovresti imitare per essere meglio te stesso, significa, viva
Dio, che bisogna lasciare il punto interrogativo e soffermarsi su qualche punto
esclamativo. Uno di questi è che per tua madre e tuo padre tu sei davvero
bellissimo. Bisogna recuperare quel sentimento, quello che le persone che ti
amano ti trasferiscono nei loro tanti tentativi di ri-animarti, nel
sollecitarti a dare maggiore spazio alla tua anima. Quando parlo di ri-animare
intendo proprio il dare slancio e ridarlo continuamente alla tua anima. Ci sono
delle immagini del passato che accompagnano il presente e spuntano sempre nei
momenti insperati e ti dicono che la strada è quella che avevi intrapreso
quando fanciullo semplicemente vivevi senza appellarti a nessun Immanuel Kant
di turno. Chiaramente, viva Immanuel Kant! La
migliore filosofia è quella che sperimenti mentre fai esperienza della vita.

Gli altri, filosofi come te, possono solo raccontare il loro punto di vista.
Insieme spesso diamo vita a orchestre sgangherate finché non riconosciamo il
nostro suono che, accordato con fiducia, si trasforma insieme agli altri, in
una splendida sinfonia. Il fratello di Ettore, Mattia, in Sognando la meta,
suonava il sax con la consapevolezza di non saperlo fare e diceva sempre che al
saxofono non interessava che sapesse suonarlo no, ad esso interessava che
Mattia avesse il desiderio di usarlo. La mia idea è che, al di là che è bene
imparare a suonare bene il saxofono, ciò che più conta nella vita è cercare di dare un proprio valore, non quello
medio, alle persone, agli oggetti, agli animali che incontriamo. Quel valore
deve tenere in considerazione il fatto che in questo universo ognuno porta la
sua storia. Forma, autenticità e miglioramento sono al servizio di una vita che
si alimenta di contenuti.

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