Il Fiore e l’inverno: come superare la tristezza 1


Il Fiore e l’inverno: come superare la tristezza

I fiori del mio giardino hanno superato l’inverno. Sono rifioriti in abbondanza. Eppure hanno subito il freddo, il gelo, il vento, gli acquazzoni, finanche la siccità. Lenti e tenaci hanno mandato avanti le foglie e sono rinati in mezzo ad esse. Adesso vivranno al sole. Avranno bisogno di acqua. La cura non va mai in vacanza perché è dentro ognuno di noi. Crea in continuazione processi alchemici di vita e speranza. Lì dove c’è nulla, riempie e saggiamente dove c’è troppo pieno, o pota o svuota del tutto. Fra qualche giorno terrò il secondo incontro de Il percorso delle (i)dee dedicato alla gioia. In che modo Hathor può essere fertile? La gioia è una condizione di abbondanza che parte dal corpo. Possiamo dividere il cervello in tre parti seguendo la sua evoluzione nei millenni. Il primo a svilupparsi fu il rettiliano: con il meccanismo attacco fuga l’uomo ha prima imparato a superare le intemperie e le difficoltà attraverso il “suo sentore” di pericolo. Poi ha sviluppato il cervello limbico: con il sentore, il sentire. Entra in scena uno strumento più sofisticato e integrabile con quello usato fino a quel momento. Sua maestà il cervello corticale fa ingresso nell’evoluzione per ultimo. La corteccia cerebrale diventa regina della logica, del ragionamento, della capacità di autocontrollo e decisionale e l’uomo Diventa sempre più padrone del suo esistere. Tre parti per una sola unità vincente. Istinto, passione e ragionamento: un connubio alchemico che sta permettendo all’essere umano di andare oltre il dicibile e realizzare imprese straordinarie. In questo concentrato cellulare, la potenza, la speranza e l’opportunità. Più noi ce ne prendiamo cura, più aumenta la probabilità di avere intuizioni salvifiche. Cosa c’entra tutto questo con la gioia? La gioia è un’emozione fondamentale. Un legante delle tre parti importante. È “un atto corporeo” che si distingue dalla felicità. Quest’ultima ha bisogno di motivi plausibili per innescarsi. La gioia no: bastano una serie di esercizi perché il cervello inizi a produrre endorfine e abbassare il cortisolo. La diretta conseguenza è un corpo più rilassato e consapevole. Hathor non a caso era legata anche alla danza, quindi al movimento. L’essere umano danza da sempre perché questo atto di ossigenazione profonda lo nutre e lo illumina. Stessa cosa dicasi per tutte le altri arti. Ti muovi con una passione e il corpo si purifica consentendo all’anima di evolversi. Il 2 giugno a Serrastretta partiremo da qui per vivere e approfondire il potere della gioia. Chi mi aiuterà? I miei fiori.

fiore


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Il Fiore e l’inverno: come superare la tristezza

  • Maria Silvia Stefanoni

    Ma che gioiaaaaa, meravigliosa questa esperienza in cui gli elementi più profondi si integrano per produrre insieme qualcosa di nuovo e più elevato.
    Come la musica prodotta da un’orchestra, in cui ogni strumento suona insieme agli altri dando vita a un suono che sarà oltre la somma delle parti, le vibrazioni dei fiori renderanno il lavoro un’autentica alchimia. Nulla sarà più come prima.
    Onorata di conoscere la tua Guida