La corda e il serpente: le alchimie narrative


Tutte le cose rivelano i loro segreti, se le ami abbastanza. Ho scoperto che quando entro in comunione silenziosa con le persone esse rinunciano ai loro segreti, se si sentono amate abbastanza.

George Washington Carter

Frank Kinslow definisce la consapevolezza come la tua luce interiore. Se la mente fosse una lampadina, la consapevolezza sarebbe l’elettricità. La sua qualità è direttamente proporzionale a quella della vita. Quando è intorbidita, tutto ciò che è dentro e fuori si te è vissuto come pericoloso. A questo pericolo risponderai d’istinto o attaccando o scappando. Di fatto però non risponderai alla realtà ma a ciò che pensi stia accadendo o potrebbe accadere perchè la “visione” di un dato elemento viene definito come predittivo di un determinato evento.

Kinslow fa un esempio interessante per spiegare ciò che ho scritto sopra.

Sei in una stanza alle prime luci dell’alba. Le prime luci attraversano le serrande. In basso noti una forma indistinta. La guardi incuriosito. All’improvviso sgrani gli occhi. Ti accorgi che si tratta di un serpente arrotolato su te stesso. La paura di paralizza. La mente comincia a ad andare su e giù tra i pensieri. Pensi al fatto che potrebbe essere velenoso, che potrebbe attaccarti da un momento all’altro. Di fatto non lo fa. Si accende la lampadina. Comincia a ragionare sul fatto che il serpente è inerme.Strano! Il tuo corpo tuttavia è ancora immobilizzato. Intanto è arrivata la luce dell’alba nella stanza e in basso non c’è altro che una corda.

Questo esempio mostra come una percezione non chiara di qualcosa possa avere delle conseguenze chiare sul corpo. Nel caso citato, c’è una paralisi che determina la produzione degli ormoni dello stress e una ulteriore difficoltà di elaborare gli stimoli. A quel punto la paura ha preso il sopravvento e il fisico risponde in quel modo.

Il rapporto corpo-mente-spirito è “fluido”. Difficile riconoscerne i confini: l’uno è espressione dell’altro. Svolgono mansioni divere ma al servizio di un unico padrone: TU.

La percezione può essere viziata dal dolore, da sentimenti negativi, da diete sbagliate, dipendenze.

Una percezione viziata intorbidisce la consapevolezza e riduce il campo delle “azioni di successo”: dalla digestione di un pasto alla consegna di un lavoro importante alla gestione di una relazione significativa.

La percezione crea narrazioni.

Le narrazioni vengono messe al servizio della consapevolezza che a sua volta le approfondisce. Se quest’ultima è torbida, lo sarà anche l’interpretazione dell’evento e la messa ad incastro di quest’ultimo all’interno degli eventi vissuti.

Torniamo all’esempio: è un serpente, scappo dalla stanza appena riesco a smuovere il corpo, chiamo qualcuno che lo uccida. Qualcuno entra, non lo trova. Tu non c’entri più perchè chissà dove si è nascosto. Dormo sul divano in salotto ma sto con la paura che possa spuntare da un momento all’altro. Non dormo più. Sono sempre più stanco e distratto. Mangio sempre meno e peggio perchè mi si è chiuso lo stomaco. A lavoro comincio a rendere di meno perchè il fatto che la notte non riposi e il giorno non riesca a nutrirmi come si deve, mi rende sempre più debole. Arrivano i primi richiami. Ci rimango male. Mi impegno ma non riesco come vorrei. Sono troppo stanco. Ma non sarà che la stanchezza è una scusa e in realtà non sono adatto per questo lavoro. Comincio a sentimi sempre più insicuro. Arriva anche l’ansia ogni volta che entro in ufficio. Non vedo l’ora di uscirne. Ma dove vado? A casa c’è il serpente, che chissà dove si sarà nascosto. Ho una crisi isterica: possibile che nessuno mi creda? Tutte a me capitano.

Ecco una possibile evoluzione di una corda scambiata per un serpente.

L’evento che stai narrando dentro di te e che sta accadendo adesso va a collocarsi in un contesto più ampio di narrazioni che hai già fatto e costituicono la tua stessa identità.

Possiamo dire che è il capitolo di un romanzo. In quanto tale viene scritto per dare continuità al racconto stesso. A volte facciamo delle “forzature” (le percezioni intorbidite) per dare fluidità a ciò che stiamo “scrivendo”. In questo modo direzioniamo la storia in modo significativo.

La mente procede spesso con il pilota automatico. Ci lasciamo guidare dal chiacchericcio mentale che ci conduce a vedere serpenti ovunque e a perderci l’opportunità di essere consapevoli e connessi  in modo autentico con ciò che è fuori e dentro di noi.

Eppure la consapevolezza può operare “miracoli”, può creare alchimie narrative così potenti da consentirti di realizzarti secondo i tuoi intenti più profondi.

Bisogna pertanto, disinnescare certe narrazioni e crearne di nuove proprio con l’ausilio corretto di una consapevolezza che di fronte ad uno stimolo ti fa vedere quello che è in realtà e non quello che potresti percepire per mantenere il fil rouge di un racconto viziato.

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