La salute attraverso il suono e la narrazione della parola


Cos’è una parola?

Già solo leggere le definizioni nei vocabolari, ci dà il senso della sua sua potenza.

Wikipedia ci dà una definizione interessante:
Complesso di suoni organizzato sotto l’azione più o meno accentratrice di un “accento”: corrisponde a una “immagine di una nozione o di una azione” ( amore, amare ) nel caso di parole ‘principali’, oppure a un “rapporto” nel caso di parole ‘accessorie’ ( sovente, durante, sebbene ).
Anche la Treccani ci dà molti spunti di riflessione:
paròla s. f. [lat. tardo parabŏla (v. parabola), lat. pop. *paraula; l’evoluzione di sign. da «parabola» a «discorso, parola» si ha già nella Vulgata, in quanto le parabole di Gesù sono le parole divine per eccellenza].
Complesso di fonemi, cioè di suoni articolati, o anche singolo fonema (e la relativa trascrizione in segni grafici), mediante i quali l’uomo esprime una nozione generica, che si precisa e determina nel contesto di una frase.
a. Intesa come unità isolabile nel discorso (nel qual caso è in genere sinon. di vocabolo), con riguardo alla sua natura, alla formazione e ad altri aspetti e qualità
b. Con riferimento alla realizzazione orale (cioè alla pronuncia e all’articolazione) e alla qualità della percezione uditiva
c. Con riferimento alla rappresentazione grafica
Il termine parola deriva da “parabola”:
Narrazione di un fatto immaginario ma appartenente alla vita reale, con il quale si vuole adombrare una verità o illustrare un insegnamento morale o religioso; nell’ebraismo rabbinico la p. era molto comune nella predicazione e nell’insegnamento e fu questa appunto la forma originale dell’insegnamento di Gesù.
Due sono le parole che mi interessa portare all’attenzione: suono e narrazione.
Intanto la parola è un complesso di suoni. In quanto tale, è vibrazione. Energia che risponde a tutte le regole fisiche e quantistiche di qualsiasi altra “materia” esistente.
Possiamo dunque affermare che è INTERAGENTE: vale a dire che entra in contatto con altre vibrazioni dando vita ad interazioni non più definibili come somma sei suoi elementi, ma come qualcosa di nuovo e più rilevante rispetto alla condizione di partenza.
In quanto INTERAGENTE, produce delle “modificazioni” sottili e grossolane, a livello conscio e a livello inconscio.
La fonte all’interno della quale è prodotta è a sua volta “materia”: il corpo.
Le parole e il corpo sono MATERIE INTERAGENTI che si influenzano reciprocamente secondo il criterio dell’OMEOSTASI, vale a dire di un EQUILIBRIO NELLO SCAMBIO.
Sia le prime che il secondo sono immersi in un scambio dal cui equilibrio appunto dipende la salute psicofisica.
Siamo ad un livello molto sottile, “quantistico”.
L’essere umano è sottoposto alle vibrazioni delle parole in ogni istante della sua esistenza: dentro con il dialogo interiore, fuori con la comunicazione.
Sia l’uno che l’altro avvengono su più piani: quello di cui si è consapevoli e quello che potrebbe diventare consapevolezza ma che comunque ci condiziona (il meta-dialogo interiore e la meta-comunicazione).
Cosa vogliamo comunicarci e comunicare?
 
Nel dialogo interiore, possiamo dirci che vogliamo che un nostro amico comprenda i nostri gesti e le nostre parole. Nella comunicazione esterna, questo intento potrebbe essere raggiunto in modo efficace attraverso l’uso di un linguaggio chiaro per entrambi gli interlocutori. Potrebbe però accadere il contrario: l’intento “parlato” dentro di me rimane lo stesso ma la strategia comunicativa che uso determina effetti diversi (il mio amico non capisce nulla).
Scendendo più in profondità, nel mondo del dialogo interiore, a livello “meta”, la narrazione che ci creiamo potrebbe essere veritiera (voglio rimettere apposto la relazione con un mio amico) oppure potrebbe essere “sovrastrutturata”: mi dico che voglio comunicare con il mio amico ma in realtà voglio solo vendicarmi perchè mi ha fatto del male.
Che cosa accade quando mando fuori questo tipo di dinamica?
Comunico formalmente al mio amico che voglio risolvere con lui ma a lui arriva un altro tipo di energia di cui tu non sei consapevole perchè ancora non hai elaborato il dolore che ti ha causato. Gli arriva insomma il tuo desiderio di vendetta, sebbene le tue parole dicano altro. Questo potrebbe generare ulteriori incomprensioni e determinare un allontanamento anche definitivo.
Capita spesso di compremdere questa dinamica dopo anni quando spentasi l’emozione, guardi a quella situazione con maggiore lucidità: “in fondo, non volevo riappacificarmi perchè ero troppo arrabbiato”.
Quante vibrazioni! Emozioni coscienti, emozioni inconsce mediate da parole e dagli intenti che le guidano.
Come può il corpo non risentirne, non nutrirsene?
Invito sempre a guardare i video di Masaru Emoto per comprendere come le parole mofidichino la chimica del nostro corpo.
Il termine parola deriva da parabola.
La parabola, come ho scritto sopra, è una narrazione di un fatto immaginario ma appartenente alla vita reale con il proposito di offrire un insegnamento.
Siamo quindi sul piano della narrazione.
Sono solita ripetere la domanda: “Come te la racconti“?
In effetti, “paraboliamo” con una certa costanza. 🙂
Il modo in cui ti racconti ciò che accade a te e al mondo intorno a te deriva dalle convinzioni che hai maturato nel tempo, dalle credenze, dal contesto socio-culturale nel quale vivi che in forma dicotomica ti tice cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato, ciò  e chi possono essere condannati o assolti. Il sistema educativo rigido poggia sull’ aut-aut (o così o colì). Questo determina molti problemi psicologici. L’adesione conformata e uniformata al contesto nel quale vivi decide per te in che modo devi vivere. Se tale adesione è rigida, ti ammali. Se assumi invece un atteggiamento attivo, “entri in sfida”. Sfidi il sistema per decidere in che modo vivere. Ciò può portarti ad “essere giudicato” come colui che viola e quindi procurarti la condanna o la paura della condanna. A questo punto, puoi decidere se tornare indietro per il quieto vivere, o procedere in avanti per affermare la tua stessa libertà.
Molti scienziati e filosofi, ad esempio, hanno “violato” il sentire ufficiale aprendo così nuovi varchi di conoscenza.
La crescita spirituale passa da “questa sfida”, dalle narrazioni che tu ti fai e da come decidi di progredire. Questo determina anche il grado di energia che dovrai impiegare per affermare la tua verità ed anche la qualità delle strategie che adotterai per realizzarla.
Gandhi ad esempio ha scelto la strada della non violenza.
Le parole pontifichino.
Un mio amico mi ha fatto riflettere su questo aspetto. In effetti, le parole creano ponti tra te e te stesso, tra te e gli altri. Se sono di impostazione “romana” sono forti ma se l’ingegneria usata è scarsa, come di bassa qualità sono anche i materiali, è difficile ottenere risultati che vadano in favore della tua salute psicofisica.
Cosa si fa quindi in A parole mie e in Alchimia Narrativa? Me lo chiedono spesso.
Si lavora sui due piani del suono e della narrazione della parola per comprendere e vivere con serenità il proprio dialogo interiore e creare ponti di reale comprensione con il mondo esterno al fine di evolvere dal punto di vista spiritual-narrativo ma anche dal punto di vista sociale.
Che le tue azioni siano utili a te e all’intera umanità.
Ma questa è un’altra storia che narrerò in seguito.
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