Ti respiro, ti comprendo 2


Oggi riflettevo su quanto la percezione sia importante e su quanto le nuove tecnologie la stiano mettendo in secondo piano influenzando i rapporti umani.

Intendo per percezione l’atto di vedere, udire, sentire, gustare e toccare dal vivo per fronteggiare i possibili effetti negativi di generalizzare, cancellare e deformare i contenuti essenziali di un rapporto.

Dicevo oggi in terapia che respirarsi è fondamentale per capirsi. Gli schermi che da un lato avvicinano le persone che abitano a chilometri di distanza le une dall’altro, paradossalmente allontanano le persone vicine.

I sensi sono le porte d’ingresso grazie alle quali noi entriamo nel mondo e quest’ultimo entra dentro di noi.

La necessità di usare i sensi è legata oltre che alla sopravvivenza anche alla vita interiore.

Respirare l’altro significa conoscerlo perché puoi cogliere dettagli che la virtualità non può offrirti. Quest’ultima, ma non solo essa, può rafforzare il ricorso a tre meccanismi che possono distruggere un rapporto:
generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni.

Imparare ad osservare, a integrare l’analisi con la sintesi, permette di vivere la realtà “al loro netto”. Entriamo un po’ nel dettaglio.

Si generalizza quando si presuppone di aver compreso. A volte è vero, altre no fermo restando che anche la stessa verità è soggettiva. Un punto di vista al quale si arriva sommando degli elementi e al quale aderiscono un numero medio di persone creando una parvenza talvolta così ben strutturata da radicarsi nei secoli.
È definito vero quindi ciò che afferma una fonte credibile. La fonte credibile ci toglie dall’impiccio di dover analizzare l’evento stesso. Questo è un bene in alcune circostanze ed un male in altre.
La generalizzazione è un “velocizzatore”. Utile ed inutile, ha in se entrambe le funzioni. Di fronte a se stessi è consigliato un “dosaggio minimo”.

Si cancella ciò che viene definito in un dato momento irrilevante. Anche in questo caso sono le circostanze e gli obiettivi prefissati che ne determinano l’utilità. Le cancellazioni danno vita a dogmi più o meno potenti che direzionano la vita interna. Un altro velocizzatore: “taglio corto che è meglio”. Tagli corto rispetto a cosa e a chi? Meglio in che senso? L’uscita e l’ingresso possono tanto salvare quanto imbrigliare.

Si deforma, vale a dire, si modifica la forma di un contenuto, cambiando di fatto il significato originario. Il criterio è portare acqua al proprio mulino. Ciò per mantenere un equilibrio che non si vuole o non si riesce a cambiare, per manipolare e via dicendo.

Sono piccoli accenni per riflettere sul fatto che questi tre meccanismi sono molto rilevanti nella narrazione della propria esistenza.
Un buon atteggiamento è astenersi dal giudicare, individuare generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni frequenti e stare nella percezione.


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