Se metti troppe virgole, non arrivi mai al punto


Se metti troppe virgole, non arrivi mai al punto. (Anna Venturelli, 11 anni)

La riflessione di questa ragazza nello scorso A Parole mie, a Salò, lascia senza fiato. Candida e sicura di quello che dice, trascina oltre che nel suo mondo, nella certezza della sua massima.

In effetti, quando una frase è troppo lunga ci si perde. La stessa cosa accade con i pensieri. Più li rendiamo tortuosi, più è difficile fare la quadra. Le deviazioni aumentano e con essa la deconcentrazione e la perdita di energia e lucidità.

Più è semplice, più è facile.

Questa frase è applicabile ad ogni contesto, ad ogni situazione, ad ogni relazione.

Quando si complica, il tuo compito è scomporre e analizzare pezzo per pezzo. Per ogni problema, trecento soluzioni.

I due giorni passati a Salò (BS) sono stati forti. Il lago ha invitato alla lentezza. Tutto si è rallentato. Sono stata in ascolto. La preparazione della stanza, la cura dei dettagli, il calore di Sara e il lavoro one to one con ognuno dei partecipanti ha permesso di comprendere in profondità alcune dinamiche.

A parole mie si è evoluto nel tempo. Il continuo confronto con persone e storie nuove ha fatto si che diventasse sempre più centrato. Il lavoro sugli obiettivi e su come usare le parole per focalizzarsi è più concreto e diretto. Me ne accorgo dal volto di chi ci lavora e mette subito in pratica.

In questa edizione ho introdotto anche la musica, quella di Danilo Scalise, un compositore di talento. La sua Chordae (per ascoltarla clicca qui chordae ) ha guidato nella scrittura di flusso, nella sintesi grafica dei contenuti e in quella linguistica.

Ho osservato con curiosità. Ho visto nascere Chordae. Conosco la sua storia. Non l’ho raccontata ai corsisti. Ho chiesto loro di lasciarsi guidare dalla musica e quello che è accaduto è stupefacente.

Il sentire della musica si è fuso con il sentire delle persone. Gli scritti, i disegni e le parole hanno messo in connessione le tre storie: quella individuale, quella degli “ascoltatori” e quella dei protagonisti di Chordae. Gli elementi che ne sono scaturiti hanno parlato a tutti, a più livelli.

Ho esordito dicendo: “quello che faremo interesserà tutte le persone che entreranno in questo cerchio. Sappiate che tutte quelle alle quali penserete durante queste quattro ore, saranno coinvolte indirettamente ma con una certa potenza“. Così è stato.

In aereo, stanza ma piena, leggo un testo sul silenzio. Sorrido perchè sigilla quanto affermato. Non mangiamo e assimiliamo solo il cibo commestibile, ma anche quello sensoriale, volitivo e di coscienza. In parole semplice, ci nutriamo dei pensieri. I pensieri sono su qualcosa e su qualcuno. Questo qualcosa e questo qualcuno entra nel nostro campo e condiziona il nostro sentire. Ecco allora che se ho un pensiero rabbioso, mangio rabbia. La soluzione? Prenderne coscienza e trasformare ciò che nuoce con ciò che nutre.

Poche virgole, per arrivare al punto!

Prossimo appuntamento di A parole mie a Padova il 9 marzo.

 

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