ARTGIANATO SPIRITUALE: se vuoi stare bene, costruisciti gli strumenti


Si può essere felici? In che modo il pensiero “costruttivo” può esserti utile? Sei poi così sicuro che l’obiettivo sia essere felici? Io credo, dopo essere passata dalla ricerca della felicità, che la strada più consona a me sia quella di cercare l’ARMONIA, le assonanze, le convergenze imparando dalle dissonanze e dalle divergenze. Armonizzare, rendere melodiosa giorno dopo giorno la propria esistenza rispondendo con senso di profonda responsabilità tanto a ciò che ci fa ridere quanto a ciò che ci fa piangere. Per poterlo fare, per stare bene, devi costruirti gli STRUMENTI. Li devi personalizzare perchè raccontino il “viaggio di successo”, quel percorso che tu hai fatto per passare da A a B. Partiamo da eventi semplici (una interrogazione andata bene, un SI ricevuto, un piatto di pasta cucinato come si deve, ecc). Come ci sei riuscito? Cosa hai fatto per transitare in una situazione migliore?
Ciò che funziona per te può funzionare anche per gli altri se accetti però il fatto che appena li condividi non solo non saranno più tuoi ma, perchè siano davvero utili, dovranno essere trasformati, a volte in modo radicale.
Quali sono gli strumenti di crescita personale che ti stanno aiutando o che pensi possano aiutarti? In che modo ti approcci all’impercettibilità, a quei microgesti, a quei microeventi quotidiani che ti “urlano” come amplificare il bene dentro e fuori di te?
Ricorro spesso al concetto di ARTIGIANATO SPIRITUALE perchè mi risuona dentro. Il contatto con artigiani ha messo la mia parte intellettuale in seria difficoltà. Per fortuna, direi. Grazie a questo ho ottenuto la Grazia di comprendere l’assunto “Se vuoi stare bene, devi costruirti gli strumenti”. Sulla base di questa intuizione, derivata da una crisi, ho riguardato la mia vita personale e ho professionale e ho compreso che avevo costruito degli strumenti che avevo poi trascurato. A questi ne ho poi aggiunti altri e oggi non solo li curo ma anche li diffondo.
Partiamo, per avviare questa riflessione, dalla parola che ho appena pescato nel “Boccaccio” di cui leggerai sotto: GRAZIA.
La grazia come benevolenza se rivolta ad altri e come atteggiamento dell’anima.
 
Cercare una grazia significa cercare una soluzione a qualcosa che ci fa male, che disturba il cammino. Esercitarla significa accettare ciò che accade riuscendo a non giudicare ma a comprendere senza rabbia, rimorso, frustrazione, tristezza, paura. Una condizione che ha attraversato e oltrepassato queste emozioni, avendone compreso l’insegnamento.
 
Tutte le emozioni insegnano. Sono la dote che abbiamo ricevuto insieme a tanto altro per promuovere il nostro cammino. Si, mi va di scrivere: “promuovere”.
Siamo noi che promuoviamo, che muoviano noi stessi a favore della nostra crescita. Nel mentre accadono eventi di cui siamo a volte siamo protagonisti, altre spettatori. Tutti insegnano mentre li viviamo ma l’apprendimento e l’integrazione di quanto accaduto, avviene realmente quando siamo distaccati dalle emozioni che ne hanno guidato il cammino durante.
 
La parola GRAZIA quindi mi porta a PROMOZIONE e a DISTACCO EMOTIVO.
 
Poi, come consuetudine felice, apro la mia Agenda degli Intenti e leggo la frase del 16 marzo:
Le parole sono germoglio di eternità. Fiori coraggiosi che raccontano la storia antica e futura dell’umanità“.
Non ricordo in quale circostanza l’ho scritta ma oggi ha un sapore di Grazia. Tutto è Connesso.
Penso a come siamo noi che costruiamo gli strumenti per conoscerci e conoscere.
Gli strumenti che ho costruito per stare bene per adesso sono essenzialmente quattro. Vi spiego a cosa servono e  in che modo mi aiutano.
In ordine di tempo, il primo è stato il Boccaccio. In lingua italiana, barattolo di vetro.
Il nome del tuo strumento è importante. Quando ne costruisci uno, dagli un nome che sintetizzi la potenza del suo messaggio per te. Questo àncora ancor meglio il tuo sentire e la forza con la quale lo condividerai.
Boccaccio per me è un contenitore pieno di prelibatezze. A casa mia, come a casa di tanti, servono per le conserve. Dentro ortaggi provenienti, nel mio caso, da un orto coltivato con grande amore.

“Piglia u boccaccio e pimadori” (“Prendi il vasetto con i pomodori secchi”) è un’espressione tipica nella quale è sintetizzata una storia di semplicità, passione e sudore. Quei pomodori sono stati coltivati con cura, raccolti, seccati e poi immersi nell’olio e conservati per le feste e, negli ultimi anni, per tutte le volte che hai voglia di mangiare qualcosa di sfizioso. Un tempo, a casa mia, le conserve in “boccaccio” erano riservate alle festività e usate come “ringraziamento” a chi ci faceva un favore. Oggi mantengono questo senso ma il ringraziamento adesso è rivolto anc

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he a noi stessi e questo ha rappresentato un’evoluzione del “senso di grazia e grazie” della famiglia.

Il mio “Boccaccio” è pieno di buone parole sulle quali riflettere. Questo articolo nasce dall’aver pescato GRAZIA e dall’averci riflettuto. Lo porto in giro con me per espandere la semplicità e la potenza di stare nella parola lasciandosi ispirare da essa. Gioco su cosa mi dice in base a come la direziono e a come arriva agli altri. Ciò che avviene è sempre alchemico. L’atto di pescare e di starci dentro mi predispone a vivere meglio la giornata.
Il secondo strumento che ho costruito è stata l’Agenda degli Intenti.
Pensavo a qualcosa di comodo/scomodo. Ne ho già parlato in altri post ma la scomodità è stata una benedizione. Volevo uno strumento che mi permettesse di segnare, riflettere, ispirarmi e pungolarmi. Così ho selezionato le frasi che più mi piacevano e che avevo scritto nel corso degli anni.
Le frasi che scrivi tu sono più potenti di quelle che hanno scritto gli altri, sebbene queste ultime abbiano un peso significativo sulla tua esistenza. L’esercizio di scriversi delle frasi di ispirazione è importante perchè vengono da te, dal tuo inconscio, dalla tua profondità e quando vengono a galla, raccontano il tuo cammino con le sue difficoltà e le sue grazie. Questo le rende carismatiche, capaci di muoverti verso qualcosa di importante.
agendaHo voluto poi uno spazio bianco in orizzontale sul quale segnare le cose belle in sintesi. Non solo gli appuntamenti in verticale, ai quali aggiungo sempre uno smile (altra àncora) ma “un luogo” dove segnare ciò che accade di bello durante la giornata. Questo esercizio presuppone un’osservazione sottile. A volte bisogna scannarizzare nel dettaglio per trovarle. L’obiettivo è apprezzare l’impercettibilità, quei microeventi sottosoglia che accadono con una certa costanza ma sui quali sorvoliamo perchè diamo per scontati. L’esercizio di portare a consapevolezza l’impercettibilità mi ha aiutato a riprendere il cammino de “la mia vita è meravigliosa anche se mi propone salite e discese improponibili”. In gergo più tecnico, è un esercizio di focalizzazione della mente. Più la teniamo impegnata in attività che abbiamo “un senso”, più le evitiamo di imbattersi in ripetizioni di pensiero e di schemi inutili ma ormai diventati abitudine. Il pensare in negativo è un’abitudine così come lo è il suo contrario. Tra le due, la migliore per me è pensare in “costruttivo”: cosa è accaduto, come ho collaborato, cosa posso fare per migliorare.
Ho inserito,poi, degli spazi grafici mensili sui quali fare il punto della situazione: cosa ho fatto e cosa posso fare ancora. Anche questo è un “luogo” sul quale riflettere e che concretamente mi da la dimensione del mio fare e di quello potenziale e futuro. Scritti gli obiettivi, seguendo precise regole, tutto scorre.
Avere in mente gli obiettivi non basta, bisogna formularli e scrivere. Formulare un obiettivo significa “pronunciare quella frase di rito” che ti serve per celebrare “le tue cerimonie”. La formula magica è una frase diretta, concreta, realizzabile, con un tempo che ti permette di AGIRE (il segreto svelato da subito 🙂 della vita).
 
Il terzo strumento che mi sono costruita è L’Agenda dei buoni pensieri. L’esigenza era avere ancora più spazio di narcartoline 2019razione per focalizzarmi su ciò che funziona e su cosa potenziare, accettando la debolezza come punto da rafforzare.
 Questo esercizio serale mi consente di “ringraziare” la giornata per l’abbondanza degli insegnamenti. Allena la mia mente a focalizzarsi ma ancora di più crea ispirazione e illuminazioni. Spesso durante la scrittura, ricordando ciò che ho scritto nei giorni precedenti, ho l’opportunità di comprendere come muovermi, cosa aggiungere. Se “la scrittura diventa piatta”, capisco che bisogna che io intervenga il giorno dopo con più creatività e impegno.
Perchè “costruire l’Agenda dei buoni pensieri” ? Perchè volevo uno strumento che rispondesse alle mie esigenze. Lo volevo personalizzato. Personalizzare gli strumenti, significa renderli più carismatici, più attraenti, più funzionali.
Infine, l’ultimo strumento è il Libro: “costruisco storie”. Quando scrivo nel mio flusso, svelo a me stessa e agli altri. Aiuto il mio inconscio ad emergere e in molte circostanze aiuto gli altri a fare lo stesso. Per scrivere, sperimento. Medito, leggo, cammino, agisco. Poi mi fermo, metto un pò di musAd un passo da noi - cover03ica e lascio che accada. Lascio che accada qualsiasi cosa perchè il processo di scrittura è l’intimità che perde il suo “rossore” per acquisire sicurezza, carisma e potenza. Uscita fuori nella narrazione, muove fili (i suoi) e costruisce reti proprio attraverso i fili che ha imparato a condividere.
Scrivere storie mi ha aiutato a comprenderle. Ecco perchè non solo lo faccio per me ma lo insegno ad altri sia in psicoterapia che nei corsi residenziali.
 L’esercizio di narrazione che spesso parte dallo stare su una sola parola per qualche minuto è fondamentale per entrare in profondità e “pescare” ciò che utile per te in quel particolare momento storico. Ieri ad esempio ho pescato la parola “PAROLA” e di flusso mi sono lasciata scrivere questo: “In un tempo molto lontano, gli esseri viventi comunicavano senza usare parole. Vicini o lontani che fossero, bastava l’intento.
Raffinati e sofisticati, vivevano di sincronicità. La creavano con Consapevolezza.
Come per ogni epoca, perchè l’esistenza individuale e collettiva acquisisse maggiore senso, giunse il buio.
Con gradualità, la sincronicità divenne rara. Si spense la capacità di manifestarla in consapevolezza. Se ne perse traccia.
L’essere uscì dall’acqua divina, iniziò a strisciare per sentire la terra.
Poi usò le zampe per essere più agile.
Infine, si alzò in piedi per radicarsi ed espandersi.
Fu in quel momento che inventò la parola.
Trasformò i suoni primordiali in accordi via via più melodiosi. Ebbe sigenza di dare traccia della scoperta, trasformando l’accordo in segno.
Dal suono, all’accordo, al segno.
Scoprì che quello strumento, la parola, per l’appunto, era potente.
Lentamente attraverso il suo uso, riprese Coscienza di Sé. Si riaccese la sincronicità.
Tornerà il tempo in cui la parola compirà il suo destino e si trasmuterà in altro. Ma , per molto ancora, in questa terra di mezzo, Lei salverà, attraversando il suo stesso momento di buio”.

 
L’utilità? Mi ha fatto agire in una situazione personale. L’effetto: non ho ricevuto quello che speravo ma ho compreso il perchè e questo adesso mi rende più libera.
La scrittura a volte è arcana. Sempre svela e rivela. Quello che ho appreso scrivendo e meditando ha un valore inestimabile. Ha innalzato la qualità della mia vita in modo notevole.
Ho voluto elencare gli strumenti che ho costruito per sottolinerare quanto costruirli sia utile per STARE BENE. I tuoi ti rappresentano meglio e meglio entrano nella tua profondità. Tu ne conosci le regole e il metodo perchè li hai testati mentre li costruivi. Funzionano perchè nascono da te.
Cosa significa questo? Che gli altri strumenti non funzionano?
Funzionano e come. Funzionano tantissimo. Io li cerco, li studio e li integro con una certa costanza perchè sono fondamentali per la mia crescita ma ciò che li rende davvero significativi per te è quando li fai tuoi, trasformandoli, personalizzandoli sulla base della tua essenza.
Ciò che funziona non è l’adesione acritica di “una sequenza” ma l’adattamento dinamico degli elementi di cui la sequenza stessa è fatta.
Non ho inventato niente che già non esista. Esiste l’agenda con le citazioni, l’agenda bianca per segnare pensieri, esistono libri in scrittura automatica, esiste il barattolo. Quello che io ho fatto è renderli miei, dare un senso, verificarne gli effetti, personalizzarli e condividerli secondo ciò che funziona per me, sviluppando intorno un metodo valido, capace di avviare riflessioni potenzialmente trasformanti.
In realtà noi non inventiamo, noi SCOPRIAMO, rendiamo evidente, e questo è meraviglioso.

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