Creatività, interdipendenza e solitudine: uscire dall’isolamento


“L’alcione è un uccello solitario che vive continuamente in mare. Si dice che esso per proteggersi dalle insidie degli uomini nidifichi in scogli vicini al mare. E una volta appunto essendo sul punto di fare le uova (un’alcione) giunse su un promontorio e avendo visto una roccia procombente sul mare lì nidificò. Ed essendo essa uscita una volta alla ricerca di cibo accadde che il mare reso grosso da un vento impetuoso si sollevò fino al nido e avendolo sommerso fece morire i piccoli. E l’alcione ritornata quando comprese l’accaduto, disse: – Ma (sono) sventurata io, che tenendo d’occhio la terra come ostile mi sono rifugiata su questo, che mi è risultato molto più infido-. Così anche tra gli uomini alcuni, per guardarsi dai nemici non si accorgono di imbattersi in amici molto peggiori dei nemici”.(Esopo)

Questa favola è rimasta impressa nella mia memoria da subito. Mi ha colpito così nel profondo da creare traccia indelebile dentro di me. Di tanto in tanto mi viene in mente e ci rifletto su. In questo periodo preparatorio al corso Scrivi fiabe e favole terapeutiche, ha ancora più valore. In genere, una decina di giorni prima arrivano i concetti di cui tratterò nei miei seminari. A volte arrivano prima degli iscritti. 🙂 🙂 🙂

Come possiamo usare questo racconto per la propria crescita personale?

Qualche spunto di riflessione.

Il testo esopiano è breve e focalizzato. Pochi fronzoli.

Scelti il protagonista (alcione) e un evento della sua vita (nidificazione), Esopo in sei frasi esprime tutta la forza del suo messaggio.

PRIMA FRASE: l’alcione è un uccello solitario che vive continuamente in mare.

Esopo ci dice qual è la caratteristica principale di questo uccello identificando subito il punto debole che lo porterà ad ottenere esiti negativi: è solitario. L’avverbio “continuamente” ci dice che l’alcione sta sempre nello stesso posto. Qui, l’alcione commette un errore importante. Confonde la solitudine con l’isolamento.

SECONDA FRASE: si dice che esso per proteggersi dalle insidie degli uomini nidifichi in scogli vicini al mare.

L’alcione ha paura dell’Altro da Sé (l’uomo) e quindi ne sta alla larga, soprattutto quando si tratta di nidificare. Nidificare in termini più psicologici potrebbe significare creare condizioni di espressione di se stesso. La nidificazione è una sorta di evoluzione. Risponde alla massima: “io creo”.

TERZA FRASE: e una volta appunto essendo sul punto di fare le uova (un’alcione) giunse su un promontorio e avendo visto una roccia procombente sul mare lì nidificò. 

L’alcione, nell’atto di creare sceglie un luogo sulla base di una convinzione limitante: “lontano dall’altro”. Si lascia guidare dalla paura delle insidie umane. In apparenza, la roccia sembra essere per le sue caratteristiche un luogo sicuro.

QUARTA FRASE: ed essendo essa uscita una volta alla ricerca di cibo accadde che il mare reso grosso da un vento impetuoso si sollevò fino al nido e avendolo sommerso fece morire i piccoli.

Qui, accade l’irreparabile. Scegliere per paura causa conseguenze perggiori di quelle previste. Il vento (l’imprevisto), alza il mare (il luogo che frequenta di più ma evidentemente non conosce abbastanza perchè la frequentazione del luogo è legata alla paura di viverne altri) e distrugge il nido (la sua creazione lasciata lontano da tutto e da tutti).

Un atto creativo può nascere in un contesto di assoluta solitudine ma perchè acquisca slancio e senso collettivo deve essere condiviso. Ci si potrebbe opporre a questa affermazione, sostenendo che un atto creativo può nascere solo per il gusto di farlo senza scopi sociali. Chapeau. Potrebbe essere così ma si trascura un aspetto importante della creazione stessa, che ha portato molti artisti e non, a chiudersi dentro se stessi e ad essere poi riconosciuti dopo la morte. Mi riferisco all’interdipendenza. Creare è interdipendere, è veicolare attraverso un’opera, il proprio sentire e la propria visione, per essere compresi ed anche per offrire spunti di comprensione all’altro.

QUINTA FRASE:  e l’alcione ritornata, quando comprese l’accaduto, disse: “Ma (sono) sventurata io, che tenendo d’occhio la terra come ostile mi sono rifugiata su questo, che mi è risultato molto più infido”.

Arriva la presa di coscienza. La scelta legata alla paura è stata deleteria. Ha mortificato, reso vano l’atto creativo. Prendere coscienza è fondamentale per evolvere, crescere, sperimentare nuove soluzioni e attraversare, piuttosto che sostarvi troppo a lungo, la paura.

SESTA FRASE: “Così anche tra gli uomini alcuni, per guardarsi dai nemici non si accorgono di imbattersi in amici molto peggiori dei nemici”.

Non ci si guarda dai nemici, li si guarda in faccia perchè essi rivelano aspetti di te che puoi modificare. Se impari ad alzare lo sguardo, sei capace di comprendere meglio come agire. Non si scappa dai problemi. Affrontarli serve per potenziare ancor meglio il proprio atto creativo.

La solitudine è una condizione necessaria per guardarsi dentro ma “da sola” non esaurisce il complesso tema della crescita personale e professionale. L’essere umano ha bisogno dell’altro per confrontarsi, tarare il tiro della sua esistenza, creare, distruggere, ricreare. La sua arte che sia in forma artistica o che si manifesti in qualsiasi altro modo, necessita di ossigeno e l’ossigeno lo trova camminando nella vita, incontrando gli altri.

L’alcione ha confuso la solitudine con l’isolamento. Ha trovato in quest’ultimo una strada da seguire finchè il vento non gli ha dimostrato che  quella vera è stare nel mondo e non fuori di esso.

La favola di Esopo ha solide basi spirituali. Ne parlerò e lo farò sperimentare il 13 e 14 aprile al Chakra del Cuore a Castel San Giovanni (Piacenza). Per iscriversi, eventiscritti@gmail.com

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