Notre Dame, il Fuoco e la Rinascita


Notre Dame, il Fuoco e la Rinascita: dal macro al micro.

Appartengo alla generazione delle figlie, le cui madri comprano i piatti prima che si sposino come dote integrativa. Non mi sono ancora sposata, andando contro le convenzioni stabilite ma uso “la dote”. Quando venne la zia della mia amica per proporci le sue idee, io scelsi un Limoge molto bello. I particolari erano quelli della Cattedrale di Notre Dame. Dissi si alla bellezza degli oggetti e all’idea di avere un pò di Francia prima di realizzare uno dei miei sogni: andarci in macchina e percorrerla in un mese, fermandomi secondo il mio sentire.

Al rientro da Piacenza dopo due giornate intensamente alchemiche, mentre ero in macchina, sento la notizia alla radio: brucia Notre Dame. Non ci credo, mi sembra impossibile.

La domenica mentre camminavo, prima di iniziare il corso del pomeriggio, mi ero detta: “voglio fare A parole mie a Parigi”. Una delle tante frasi che si pronunciano mentre sei perso nel tuo cammino libero da ogni pensiero.

Il gruppo del corso Iniziazione alle Favole, attraverso la scrittura collettiva, lavora su intuizione, sull’elemento Fuoco. C’è un incendio da spegnere attraverso l’acqua della purificazione. La mattina, durante la costruzione del Mantra delle Parole, avevo usato la metafora della fiamma e dell’acqua per spiegare quanto siano elementi che lavorano insieme per fondere i metalli e modellarli secondo l’intento. Uso spesso metafore della forgiatura perchè sono un’espressione eccellente di cosa significhi crescere entrando in comunicazione con tutti gli elementi di cui siamo fatti.

Quando arriva la notizia di Notre Dame in Fiamme, come flashback, arrivano tutti i ricordi della mia adolescenza sulla Francia, il lavoro fatto a Piacenza, l’attenzione degli ultimi dodici mesi al Fuoco. Rimango in silenzio mentre mi arrivano alcuni messaggi di care amiche sull’evento e tutto ciò che l’ha contornato.

Cerco di capire come una situazione macroscopica possa essere utile per spiegare il microcosmo individuale. Ciò che accade nel grande accade nel piccolo, sempre. Brucia una Cattedrale, brucia qualcosa dentro ogni essere.

Quando è caduta la guglia ed è stato spento il fuoco, la Cattedrale è rimasta senza il tetto. Ho pensato che fosse crollato un punto di riferimento e che andasse ricostruito “ciò che ci connette con il cielo”. Le basi sono rimaste solide. C’è da interessarsi sull’aspetto più alto, sulla spiritualità, su quell’atteggiamento dell’Anima che desidera migliorarsi e cerca il modo di farlo. Continuo a pescare nel mio Boccaccio, a riflettere su quanto sia importante in un processo alchemico di evoluzione personale e collettiva, la gestione del calore. Quando è troppo, fonde ma non modella, quando è poco non può dare forma.

Raggiunta una certa temperatura, cade la guglia, un’antenna accesa, una connessione con l’alto. Cosa accade dentro di noi, quando non ascoltiamo le nostre di antenne (l’intuizione, l’istinto, la voce interiore)?

Si alzano le temperature e crollano.

Ma è una condizione definitiva?

No, se comprendi che la padronanza del calore (le tue azioni) è fondamentale per il raggiungimento dei tuoi obiettivi.

E’ stata inferta una ferita. Con la ricostruzione, ci sarà una guarigione. Ma non sarà sufficiente. Bisognerà rinascere. L’indicazione data è costruire il tetto che protegga e connetta al contempo. Ricostruire un tetto, nel microcosmo dell’individuo, è rivedere i propri ideali, i propri valori. Rivedere le convinzioni e il modo in cui ci lavorano dentro manifestandosi nelle azioni. Le azioni, ricordiamolo, riguardano il modo in cui gestiamo il calore mentre modelliamo il ferro (la nostra esistenza). E qui subentra l’acqua e la sua capacità tanto di spegnere quanto di alimentare il fuoco, in base a ciò che vogliamo raggiungere.

Ma cos’è l’acqua in un processo evolutivo?

Rappresenta l’INTERVENTO. Scorre a diverse intensità a seconda della sua interazione con il Vento e la Terra in mezzo alla quale si muove. Interviene, viene nello spazio tra qualcosa e qualcos’altro, tra il ferro e il fuoco per spegnerlo, tra la terra e la fiamma per amplificarla.

L’acqua è un moltiplicatore di energia ed anche un sottrattore. Viene definito CONDUTTORE. Interviene per impattare, insegnare, gestire il calore. Quanta meraviglia in un processo alchemico con una goccia, una fiamma e la polvere!

Allora, se Notre Dame, la Nostra Signora, brucia ma non scompare, perde il tetto ma non le sue fondamenta, significa che bisogna curare la connessione, il contatto tra gli esseri umani e quello di questi ultimi con la propria spiritualità. Significa riconnettersi con l’energia creativa e ripristinare la nostra capacità di gestire il calore, intervenire con l’acqua e modellare la propria esistenza. E nel fare questo bisogna prendere coscienza che mentre lo facciamo, essendo tutti connessi, interveniamo anche se indirettamente, nella vita degli altri.

Bisogna così stare attenti che le nostre azioni siano in armonia con la vita di tutti. Potrebbe essere ricostruito solo un tetto, oppure potrà essere migliorata la capacità umana di connessione. E’ una questione di consapevolezza.


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