Smettila di voler essere felice


Smettila di voler essere felice.

Essere felici a tutti i costi. Una corsa a chi ci riesce prima. Un affanno per usare questo o l’altro strumento miracoloso. Un provarle tutte e più di tutte perchè sugli altri hanno funzionato. Ed allora perchè ho il nartece pieno e un senso di incompletezza che mi attanaglia? Perchè non riesco a trovare la quadra? Come è possibile che i guru con le persone che conosco e non conosco, ci siano riusciti e con me no? Non devo essere normale. Deve esserci qualcosa dentro di me che non funziona e per questo sono destinato ad essere infelice. Quando girerà la ruota della felicità per me?

Quanti legittimi punti interrogativi. Ma se fosse necessario qualcos’altro?

Uno dei più grandi doni che mi ha fatto la vita è stata la solitudine. Nella solitudine ho trovato la spinta ad uscire fuori da questo schema di domande ad imbuto che hanno focalizzato la mia attenzione su parole sbagliate e strategie inadatte alle mie vicissitudini.

Nella solitudine, ho resettato tutto e cercato una strada che parlasse di me, che mettesse al centro i miei interessi e le mie potenzialità. Ho smesso di chiedermi perchè con gli altri molte strategie avessero funzionato ed ho iniziato a studiarle per comprendere cosa risuonasse dentro di me. Quindi di ognuna ho preso ciò che mi faceva stare bene e le ho messe insieme. Me le sono proprio messe davanti, le ho osservate, respirate, ascoltate. Ne ho toccato la consistenza e sentita la risonanza. Quindi, ho iniziato a farle danzare insieme e nel loro vorticare, ho preso il succo. Ho fatto pulizia degli eccessi dello studio, delle esperienze e ho partorito qualcosa che innanzitutto aiutasse me stessa. Poi, e in alcuni casi in contemporanea, ho cominciato a diffondere con una premessa: “prenditi di ciò che dò quello che ti serve per farti risuonare. Adattalo alle tue esigenze e mettici il tuo nome”. Un presupposto fondamentale.

Ma cos’è la solitudine? Non è necessariamente solo essere da solo (scusate la ripetizione ma ci sta). Nella solitudine, io ho cercato l’Altro. Ho cercato il libro, ho cercato il professionista, ho cercato la circostanza. Ho cercato anche il silenzio.

Essere in solitudine significa svuotare ma non necessariamente, solamente isolarsi, mettere il mare intorno e chiudere i collegamenti con altri territori. Significa ricercare nella propria unità ciò che ti definisce e ti realizza. In qualche modo la solitudine evoca la separazione da ciò che lega troppo e toglie il respiro, riducendo lo spazio della propria azione personale e creativa.

Si smetta di voler cercare la felicità a tutti i costi, a fare cose che non ci risuonano dentro ma che fanno in tanti. Si smetta di essere felici così. Ciò che otteniamo nell’aderire ai comportamenti altrui emulandoli può avere effetti intensi ma temporanei, generando dinamiche più sottili di dipendenza.

Si cerchi l’armonia, un lavoro dagli effetti a lungo termine. Una ricerca più sofisticata, a tratti più stancante, con up e down di felicità, ma più utile per essere se stessi e non la copia di qualcun altro. Separarsi dagli “eccessi del volemose tutti bene” e entrare nella solitudine, nella propria unità, significa guardarsi, scoprirsi, espandersi in autenticità. Significa scegliere se stessi e chi vuoi accanto.

Prenditi cura della tua terra, dissodala e pianta i semi. Verranno da altre terre. Scegli quelli più adatti alla tua. Fai degli innesti e verifica la qualità del loro frutto. Condividi l’abbondanza che ne deriva insegnandone i segreti e sperando non che vengano eseguite le procedure trasmesse ma assorbiti gli insegnamenti per crearne di nuovi e più potenti per la propria e altrui vita.

Ricorda, essere soli non significa isolarsi. Entraci dentro, cerca e chiedi aiuto e sostegno in modo più focalizzato. Fai spazio dentro di te e irradia la tua luce ovunque, a chiunque.

Smetti di voler essere felice a tutti i costi, sii in armonia. Come scrive Victor Hugo: “la solitudine crea persone d’ingegno o idioti”. Scegli.

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