Ad un passo da noi dietro le sbarre


Ad un passo da noi dietro le sbarre.
La crescita personale con la parola e la scrittura nella Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro.


Chi l’avrebbe mai detto che un giorno Ad un passo da noi mi avrebbe portato in carcere a parlare di spiritualità e crescita personale? Chi l’avrebbe mai detto che un giorno con un gruppo di detenuti avrei potuto parlare di Parola che cura, di Scrittura che guida?

Qualche mese fa dono due volumi del mio romanzo Ad un passo da noi ad Antonietta Mannarino perchè possa portarli ai detenuti con i quali, attraverso la sua associazione Amici con il Cuore, tiene un laboratorio di riciclo. Il libro entra e fa un percorso per me inaspettatamente felice.

Un giorno mi chiama e mi dice che la direttrice del carcere, la dottoressa Angela Paravati, ha dato l’assenso per la presentazione. Spalanco gli occhi dall’emozione. Il si è scontato. In questi ultimi giorni pensando a questo incontro, mi sono interrogata molto su cosa avrei potuto dire, come avrei potuto raccontare l’esperienza della scrittura di questo romanzo e della crescita che la lettura induce a vivere da un’altra prospettiva.

Questa mattina entriamo. Mi guardo intorno e mi chiedo come si possa stare lì dentro e quanto mi mancherebbe la quotidianità fatta di strade, case, sole, persone, boschi, rumori e silenzi.

C’è da lasciarsi accompagnare. Poco prima di entrare nel teatro, mi vengono consegnate delle domande. In quel momento scopro che Ad un passo da noi non è stato solo letto ma studiato. La commozione è grande. Alcuni hanno scritto le loro riflessioni e le loro poesie. Senza parole. Avevo già deciso di entrare senza giudizio. Solo ascolto e la parola che ho pescato oggi per il gruppo facebook, comunico.

Ci sediamo. Ad una ad una vengono snocciolate le questioni affrontate durante la lettura. Una delle docenti che li ha seguiti alla fine dirà che quando è arrivato il romanzo in carcere, erano “ghiacciati”. Argomenti bollenti da affrontare in quel contesto. Poi, pian piano si sono sciolti tutti e hanno lavorato. Le domande formulate sono state tutte importanti: vocazione, spiritualità, riscatto, perdono, futuro, colpa, responsabilità.

Come si può parlare di spiritualità in carcere?

Ho preferito un dialogo schietto e senza fronzoli. Sincero e chiaro. Occuparsi della propria spiritualità significa agire. Agire tutti i giorni senza se e senza ma. Ad ognuno la responsabilità di costruire il suo futuro, di richiamare da esso tutta la forza necessaria per percorrere una strada di armonia. Ed armonia non significa pace dei sensi e imperturbabilità ma capacità di affrontare le sfide della vita con consapevolezza, discese e salite, ostacoli semplici ed ostacoli complessi.

Qualcuno di loro prende appunti. Alcuni vogliono davvero dare una nuova direzione alla loro vita. Così parlo dei tre verbi della crescita personale: voglio, devo e posso.

Quando tu vuoi davvero, tu devi fare e così che puoi aprirti nuove possibilità.

Un’esperienza straordinaria. Grata, immensamente grata.

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