E’ la normalizzazione la vera malattia: quando l’elettroencefalo-cardio gramma diventa piatto.


È la normalizzazione la vera malattia.

Quando l’elettroencefalo/cardiogramma diventa piatto.

Una delle domande che mi pongono spesso in psicoterapia è: “sono pazzo”? E’ anche la domanda la cui risposta spesso è il motivo perché non richiedono la consulenza.

Andare dallo psicologo è spesso sinonimo di fallimento, vergogna perché si ha la convinzione che ricorrere all’esperto “della mente”, allo strizzacervelli significhi essere alla frutta, essere stati incapaci di gestire la propria esistenza a tal punto da non essere più all’altezza di nulla.

Spesso a rincarare la dose sono le persone che vivono nel proprio contesto ed anche le numerose offerte “5-10-33-101 passi per essere felici” e via dicendo.

C’è una grande confusione e molti pregiudizi.

Intraprendere un percorso psicoterapico significa riprendere quota, ristabilire quell’equilibrio necessario per continuare a costruire. Si rivede in consapevolezza il passato, si impara a vivere il presente centrati e non occupati nella gestione “dei mostri interiori” e si creano condizioni migliori.

Uno dei problemi principali che riscontro per quelli che superano la paura di essere pazzi o la vergogna di ricorrere a questa professionalità è legata alla normalità.

Moltissime persone soffrono perché si sono normalizzati o perché vogliono normalizzarsi perdendo di vista la propria creatività. Si badi bene che creatività non è solamente il lato artistico ma la capacità di creare le proprie giornate immersi nella condizione della cura. Spesso dico alle persone che seguo: “quando raggiungi un traguardo, festeggiati nella semplicità”. Questa frase ha rappresentato per alcuni di loro una svolta. Li ha aiutati a riportare in equilibrio gli up e down emotivi. Arrivano appiattiti su un’emozione, se ne escono con un “elettroencefalo/cardiogramma” vivo, dinamico, in salute.

Normalizzarsi significa stare sotto la campana, fare ciò che il contesto nel quale si vive ritiene sia giusto. Si riporta tutto sul piano della norma sociale anche se questo provoca perdita di quota, appiattimento della propria dinamica interiore. Per anni alcuni vivono per soddisfare gli altri, per accontentare tutti. Vestono abiti scomodi perché così è stato stabilito. Scelgono parole che li facciano sentire dentro al gruppo anche se non appartengono loro. Scelgono percorsi professionali e/o familiari completamente fuori dalle loro aspirazioni o dal loro sentire per rispondere ad imperativi educativi che non tengono conto della propria unicità. Magari raggiungono pure l’apice, ma diventano aridi. Impostano tutto su “ciò che piace agli altri”. Questi Altri sono le persone che si amano e quelle che si ammirano. Il problema è che quando per tanto tempo assumi un ruolo che non ti si confà perdi il senso di chi tu sei ed ogni meta che raggiungi invece di farti stare bene, ti lascia l’amaro in bocca, un’insoddisfazione cronica che toglie il gusto di godersi le vittorie. Ci si perde così nella solitudine. Nessuno ti capisce, nessuno legge il tuo dolore. Diventi un incompreso che svolge il proprio dovere ma ciononostante non viene riconosciuto. Così arrivano eventi che ti lasciano senza fiato per quanto sono ingiusti. Come può quell’amico, quel partner, addirittura un figlio, un fratello o un genitore farti uno sgambetto così iniquo? Proprio a te che hai sacrificato tutto di te per il loro benessere?

Eccola qui una reazione a catena di emozioni, pensieri ed eventi che ti annientano perché ti sei ciecamente normalizzato. E si, ne sei responsabile. Per tale ragione hai il potere di cambiare la situazione. Per farlo bisogna riconoscere la necessità dell’aiuto piuttosto che restare ancorati in false convinzioni.

Quando le persone che seguo aprono gli occhi e il loro “encefalo/cardiogramma emotivo” riprende la sua dinamicità è meraviglioso. Non sono ciecamente normali né “fuori come un balcone” da non poter più vivere in società con la giusta serenità e il riconoscimento sociale. Trovano una quadra flessibile, un nuovo modo di essere se stessi e di amare per quello che gli altri sono ma anche e soprattutto per farsi amare per quello che sono.

Le persone soffrono per amore e quando iniziano ad amarsi scoprono davvero che tutto il mondo nel quale decidono di vivere ama.

Sei normale? Se lo sei troppo è questo il problema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *