L’Altruità, l’Ascolto e la Lungimiranza


L’Altruità, l’Ascolto e la Lungimiranza

 
Da dentro a fuori, da fuori a dentro, abbiamo bisogno di forma e sostanza. Siamo nel “io sono” e sono nel “noi siamo”. Il viaggio per conoscersi passa dal riconoscimento del valore di noi stessi e degli altri.
Qualche tempo fa venne da me una persona. Sentiva di essere egoista perchè tutti le facevano notare che aveva tutto ed era senza problemi, e lei lo stesso stava male e non trovava un senso alla sua esistenza.
 
Come possiamo essere così superficiali?
Come si può presupporre come l’altro debba stare?
Come possiamo arrogarci il diritto di dire che l’altro deve per forza stare bene perchè non ha i problemi che abbiamo noi?
 
Quella persona è arrivata devastata dal senso di colpa.
 
Aveva bisogno di essere accolta e compresa.
Chi è l’Altro? Cosa può insegnarci? Cosa possiamo insegnargli?
Perchè non confrontarsi per davvero invece di suggerire una cura?
 
Lei voleva risentirsi importante. E nessuno lo aveva capito.
Le era stata appioppata l’etichetta della malata immaginaria e ci si comportava con lei in base a questa “certezza costruita”.

 

L’affermazione: “poichè penso che… quindi è…” è sbagliata.

Cos’è davvero l’altruità?

 
L’altruità si declina in quell’atteggiamento per cui l’altro non è nè censore nè guaritore ma un un luogo aperto e sincero dove poter sostare per conoscersi meglio.
 
L’altruità è quel luogo nel quale non si motiva ma si ascolta e si dialoga. La tendenza a motivare spesso è controproducente. Le persone vogliono essere comprese, non motivate.

E poi il motivare deve essere ecologico, legato a ciò che effettivamente quella persona può comprendere e accogliere in quel momento a prescindere dalla lungimiranza che si può avere rispetto ad essa e alla sua situazione.

La lungimiranza può diventare un coltello affilato che dimenticatosi del presente, accoltella il reale bisogno di quell’essere umano.

 

Chi è lungimirante deve camminare più lentamente di chi non lo è e gestire la sua visione più che spingendo, accompagnando con amorevolezza.

 
Non è lasciando una persona sul baratro della disperazione, convinti che ne uscirà, che si fa la scelta migliore.
 
Una volta motivai troppo una persona. Credevo così talmente in lei che sapevo ce l’avrebbe fatta, che poteva davvero fare ciò per cui era portata. Il risultato fu che non ascoltai il suo sentire che urlava “non è il momento” e ciò generò il fallimento delle azioni messe in campo. Mi è rimasto l’amaro in bocca per aver agito per troppa voglia di motivare e poca attenzione per ciò che era. Penso che in quell’occasione avrei potuto essere più lucida e considerare che non c’erano le condizioni ottimali perchè quel progetto si realizzasse. Questo non mi rende una pessima persona ma un essere umano più consapevole. Bisogna passare da lì e da lì sono passata per oltrepassare.

Se è vero che tutto insegna, quell’esperienza mi insegnò a frenare sulla motivazione e ad ascoltare con più attenzione.

 
Così quando arrivò, qualche anno dopo, quella che si sentiva egoista perchè stava male mentre tutti le dicevano che non aveva niente, mi fermai, respirai e l’accolsi. Un grande insegnamento per me.
 
L’altruità, dunque,è quel luogo dove io sono e noi siamo diventano una cosa sola.
 

L’ALTRO è il dono più grande che possiamo ricevere ed anche il dono più bello che possiamo essere.

Buone riflessioni

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