Sono stato sequestrato: i baratti che uccidono la tua libertà 4


Sono stato sequestrato: i baratti che uccidono la tua libertà.

Daniel Goleman uscì in Italia con Intelligenza Emotiva nel 1996. Da allora il suo testo ha fatto scuola ed è diventato un pilastro per chiunque voglia comprendere il potere delle emozioni e l’impatto che hanno sulla vita di ognuno. La lettura di questo libro è un passaggio obbligato. Tra l’altro Goleman è uno psicologo che scrive davvero bene.

Le emozioni possono sequestrare la mente e dare la direzione che desiderano senza chiedere il permesso a nessun altra componente. Si parla di sequesto emozionale ad opera dell’amigdala, un gruppo di strutture interconnesse che si trova nella parte inferiore del sistema limbico e funge da sentinella psicologica.

Specializzata nelle questioni emozionali, “dà pepe” alle interazioni umane. Ha un’estesa rete di connessioni neurali tale da permetterle, durante un’emergenza emozionale, di sequestare gran parte del cervello – ivi compresa la mente razionale – e di imporle i propri comandi.

In qualità di sentinella psicologica scandaglia le situazioni che viviamo chiedendosi se esse siano qualcosa che odiamo, qualcosa che ci ferisce, qualcosa che temiamo. Se si, allarma tutto, ferma qualsiasi attività e convoglia tutte le energie nella reazione all’evento potenzialmente pericoloso. Cosa succede se non riusciamo ad uscirne? Cosa accade nella nostra vita se viviamo costantemente sequestrati? La risposta immediata è che smettiamo di vivere, o meglio viviamo in uno stato di sopravvivenza che non porta alcuna soddisfazione ed induce a conformarsi quanto più possibile per evitare di “peggiorare la situazione” con la diretta conseguenza che la peggiora inesorabilmente.

Di per sè il sequestro non è disfunzionale. In casi di emergenza, bisogna in effetti, fermarsi dal resto e dedicarsi ad essa. Il problema è se esso diventi troppo lungo da impedire alla mente razionale di trovare soluzioni.

Perchè l’amigdala ci sequestra? Come possiamo rassicurarla e quindi metterla nella condizione di vivere il mondo come opportunità e non come continuo pericolo?

Una prima riflessione è legata all’AUTOSTIMA. Qual è il valore che mi attribuisco come persona, compagno, professionista?

La probabilità di un sequestro emozionale a forte impatto sull’esistenza è più alta se il valore che mi attribuisco è basso.

ESEMPIO BASSA AUTOSTIMA

Ho una bassa autostima. Arriva un’informazione paurosa da una fonte che ritengo attendibile, la paura sequestra il mio cervello, agisco in modo confuso, amplifico la paura. La fonte che mi spaventa assume il controllo, io mi assoggetto, divento dipendende dalla fonte esterna come “solutore privilegiato” delle mie paure, si aggrava la mia autostima e così via fino alla prossima situazione paurosa che innescherà le stesse dinamiche in una spirale verso il basso rispetto alla mia possibilità di realizzarmi. Collateralmente, si innescano altre emozioni ad impatto sequestrante come la rabbia e la tristezza. Tale condizione va a rafforzare le convinzioni che presiedono alla mia autostima con l’effetto di una totale disintegrazione del proprio Sé che eccelle nel soccombere e in null’altro.

ESEMPIO BUONA AUTOSTIMA

Ho una buona autostima. Arriva un’informazione paurosa da una fonte che ritengo attendibile. La prima reazione è ad impatto sequestrante. Ci sta, è normale. Ho imparato a gestire l’impulso ad agire. Invece, che rispondere nell’immediato, laddove si tratti di situazioni non pericolose per la sopravvivenza, mi fermo. Valuto la situazione. Mi chiedo cosa posso fare, inizio a studiare soluzioni. Permetto alla mia mente razionale di aiutarmi. Quando si dice che la conoscenza salva, si afferma il vero e si dà il verso. Per trovare soluzioni bisogna essere lucidi. Goleman afferma che la sofferenza psicologica può avere un impatto devastante sulla lucidità mentale. Ed è su questo che giocano le persone male intenzionate. Induco una forte paura all’ignorante e lo sequestro per fare tutto ciò che voglio.

La miglior difesa, il miglior atteggiamento è la conoscenza. E ad essa accede chi crede in se stesso, nelle proprie risorse.

ATTENZIONE: una situazione simile al primo esempio – BASSA AUTOSTIMA, INFORMAZIONE PAUROSA- si innesca secondo modalità un pò diverse ma con le stesse conseguenze di dipendenza, in chi ha un eccesso di autostima: credo così tanto in me stesso da presuppore di non dover studiare in profondità per risolvere situazioni, creare opportunità. Qui vale il detto calabrese “se ncavuna da solo”, vale a dire, “cade da solo” per effetto di una mancata corretta valutazione delle situazioni.

Da qui, la difesa strenua nei confronti di una SCUOLA e di FAMIGLIE CHE DAVVERO INSEGNINO.

Una seconda riflessione è legata alle CONVINZIONI da cui discende l’autostima e che costruiamo nel tempo in base alle fonti che riteniamo credibili, alle parole che ci hanno sempre riservato e che abbiamo ascoltato più spesso e agli accadimenti specifici che ci sono accaduti.

Una convinzione è una narrazione di come funzioni il mondo, soggettivamente narrata e assunta a verità oggettiva, benchè in effetti non lo sia in assoluto. Non è nè positiva nè negativa e potenzialmente è sia l’una che l’altra. Se apre alla crescita è funzionale, se chiude, va da sè, che non lo sia. La questione è se siamo coscienti di averle e in che modo possiamo davvero trarne giovamento ed ispirazione. Siamo figli di una Comunità nella quale continuamente vengono proposti modelli da imitare, da cui trarre ispirazione, a loro volta costruiti su “particolari narrazioni” non sempre specificate. Le informazioni vengono veicolate ed in qualche modo il “grande fratello” di Orwell ha fatto la sua avanzata. Di certo possiamo fare la differenza prendendo coscienza e dando alla CONOSCENZA il posto che merita. Più io sono aperto alla CONOSCENZA, più posso IMPEDIRE EVENTUALI SEQUESTRI EMOZIONALI.

Un pensiero ricorrente che genera rabbia, paura o tristezza è un sequestro emozionale da cui discende la qualità delle mie relazioni ed esso deriva dal mio modello di convinzioni e dall’autostima che ne deriva. Vi è capitato di non riuscire ad uscire da un pensiero? Ormai, lo sai è un sequestro.

Se mi hanno cresciuto dicendomi che per farcela devo avere una raccomandazione (convinzione) e se ho visto che questo ha funzionato più e piu volte (accadimenti specifici), attribuirò ad una fonte esterna la possibilità che io possa realizzarmi con l’aggravante che quando non l’avrò, non sarò in grado di fare nulla. E se la raccomdazione viene meno e mi ritrovo con un pugno di mosche? Va da sè che la bruciatura che ne ricavo può davvero distruggermi ma anche salvarmi se riesco a scardinare questa assurda convinzione.

Se mi hanno cresciuto dicendomi  che per farcela devo contare solo su me stesso (convinzione) e se ho verificato questo più e più volte (accadimenti specifici), attribuirò ad una fonte interna la possibilità che io possa realizzarmi con l’azzardo di non saper chiedere aiuto quando accadrà qualcosa di diverso rispetto alla consuetudine.

Cosa accade quando invece capisco che per realizzarmi devo imparare a credere in me stesso attraverso la conoscenza e la sperimentazione sul campo e a chiedere aiuto quando sono in difficoltà non cadendo in un sequestro emozionale ma stando nel campo con la consapevolezza di poter colmare l’ignoranza e di poter risolvere ogni cosa?

E’ evidente che io abbia davvero un’opportunità reale di crescita e di integrazione degli insegnamenti. In questa situazione, assumo il ruolo di ADULTO di colui che è capace di far comunicare correttamente mente razionale ed emozionale sapendo gestire gli impulsi e capendo cosa davvero stia accadendo e cosa si possa fare.

Quante fonti screditanti, dissacranti, votate al creare il dubbio esistono? Alcune indossano l’abito della festa, altri quello casual e conoscendo i meccanismi del cervello innestano condizioni disagevoli per alcuni e agevoli per se stessi.

Al contempo, quante fonti accreditanti, sacralizzanti e votate al costruire certezze esistono. Qualsiasi abito indossino, difficilmente innescano sequestri emozionali e assumono un atteggiamento win to win o niente di fatto (o vinciamo insieme o non vince nessuno).

Ogni volta che qualcuno spinge sul tuo bisogno e ti promette qualcosa in cambio della tua parola o della tua azione, ti sequestra. Ogni volta che ti assumi la responsabilità di mettere la tua libertà di realizzarti nelle mani di altri, ti fai sequestrare.

Ogni volta che qualcuno ti offre esperienze “gratificanti nell’immediato” ma potenzialmente distruttive nel medio e lungo termine, ti sequestra emozionalmente perchè risponde al tuo bisogno immediato di placare ma non a quello di costruire.

Ogni volta che ti ostini con una convinzione limitante, ti auto-induci un sequestro emozionale che ti porta a vivere in modo “rigido e disfunzionale” la tua esistenza. Chiediti quando le cose non vanno, in che modo ti stai sequestrando, cosa ti sta sequestrando.

Così, il concetto di Intelligenza Emotiva di Goleman con le sue componenti, consapevolezza, autocontrollo, motivazione, empatia e abilità sociali, diventa utile e importante per crescere, DIVENTARE ADULTI vale a dire capaci di riconoscere il proprio stato emotivo, di confrontarsi alla pari creando condizioni di conoscenza condivisa, di valutare con attenzione chi e cosa offrano reali opportunità di miglioramento, di comprendere lo stato dell’altro e di studiare insieme soluzioni. In questo la nostra Comunità (leggi, Umanità) ha il suo bel da fare, bello davvero.

Goleman parla di forte etica culturale del lavoro in cui motivazione, entusiasmo, perseveranza, fervore, fiducia rappresentano un vantaggio emotivo e, aggiungo io, sociale e umanitario. A lavoro aggiungo anche “interiore“.

Lavorare su se stessi disancorando ogni tipo di assoggettamento, rappresenta il punto di partenza per realizzare sé stessi e consentire una buona evoluzione dell’umanità.


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4 commenti su “Sono stato sequestrato: i baratti che uccidono la tua libertà

  • Massimo Cantarero

    Ciao Angelina, ho avuto la consapevolezza di “leggermi” e che tu abbia tradotto ciò che ho sempre pensato ma che sconoscevo come concetto organizzato. Mi stai dando modo di iniziare a razionalizzare la cosa. È complicato comunque! Grazie ne farò tesoro.

  • Anna Stefanone

    È molto interessante questa riflessione, è verissimo che si può essere “prigionieri “di un pensiero che condiziona tutto il nostro comportamento ed è altrettanto vero che se ne esce solo riconoscendo di essere vittima di questa situazione . Da qui , facendo tacere “la pancia” e ascoltando la ragione si trova la soluzione….