Il gesto catartico: la rabbia da “esplodere”


Il gesto catartico: la rabbia da “esplodere”

Recita un proverbio: Uccello in gabbia, non canta per amor, canta per rabbia”.

Ogni volta che ripenso a quella persona e a quello che mi ha fatto, mi sale una rabbia che non so gestire. Come ha potuto farmi così male? All’epoca, mi sono solo allontanato, ma mi accorgo che mi è rimasta dentro così tanto da impedirmi di fidarmi di chi io amo.

Abbiamo iniziato così una psicoterapia con un uomo di mezz’età che stava per chiudere l’ennesima relazione con una donna. Questa volta però per lui era diverso. Si era davvero innamorato e non voleva perderla.

C’erano da compiere atti concreti e chiudere in modo definitivo con quella parte del suo passato che continuava a sanguinare nel presente. Era pronto ed io felice di aiutarlo.

Ci sono atti non compiuti che ristagnano dentro per anni e rendono più insicuri, più arrabbiati, più frustrati, incidendo sulla salute psicofisica.

Chiudono in una gabbia, all’inizio dorata, forse, ma poi stretta, buia e debilitante.

Affanni del passato che appesantiscono il presente.

Quando ritornano a galla è come se stessero accadendo in quel momento.

Ed anche se lo si sta vivendo dentro di sè, è frequente diventare:

  • SE ARRABBIATI, rossi in viso, occhi strabuzzati, muscolatura irrigidita. Persino la voce cambia ritmo, tono e timbro. Si può restare in quella condizione per giorni interi;
  • SE TRISTI, pallore in vivo, sguardo spento, atonia muscolare, tono basso e ritmo rallentato della voce.

Tutto questo parte da un ricordo di qualcosa di non concluso o concluso in un modo diverso rispetto alle aspettative. Sebbene sia tutto vissuto nell’interiorità, il corpo parla ed i segnali che invia condizionano come si vive, come si risponde agli altri.

Il Buddha diceva: “Trattenere la rabbia è come trattenere un carbone ardente con l’intento di gettarlo a qualcun altro; sei tu quello che si scotta.”

Quante volte ti è capitato di rispondere male a qualcuno a cui tenevi perchè condizionato dal tuo sentire e non da quello che effettivamente stava accadendo con lui?

Quante volte il tuo stato emotivo ha condizionato l’esito del tuo fare?


A livello fisiologico a farla da padrona sono la noradrenalina, l’adrenalina e il cortisolo. Le prime due in particolare per la rabbia; le seconde due in particolare per la tristezza.

Stress e ansia si abbarbicano intorno a quell’evento e boom! ci si sente sconfortati.

Cosa fare?

Gesù diceva: “Chiedi e ti sarà dato“!

Ogni problema, ha trecento soluzioni.

Una di queste è COMPIERE ATTI DI CHIUSURA. Come se avessimo scordato di chiudere la porta e ci alzassimo per andare a chiuderla.

L’atto è ALZARSI, la conseguenza è CHIUDERLA.

Se la questione era chiarire, bisogna trovare il modo per farlo.

E’ accaduto di recente ad una persona che seguo e che non riusciva proprio a vivere bene le sue relazioni. Non aveva chiuso con una sua situazione e questo lo tormentava così tanto da impedirgli di godersi la sua quotidianità. Ecco perchè ha richiesto un aiuto psicoterapico.

Ne abbiamo parlato insieme.  Ha imparato a fidarsi di me e questo mi ha permesso di legittimare l’atto di chiusura. La mia voce è diventata la sua: “aveva bisogno di sentirla per vedere come affrontare la vicenda“. Ho presentato una serie di ipotesi, le abbiamo vagliate insieme. Ne abbiamo scelto una e l’ha sperimentata. E’ stato catartico.

Un tuffo nel passato per poter riemergere in modo definitivo.

Dentro alla legittimazione, l’accoglienza di quel sentire senza giudizio: nè sminuito, nè amplificato. Compreso, accolto, elaborato insieme, valutato come affrontarlo. Ci siamo chiesti in che modo liberarsi e abbiamo scelto atti molto concreti, palpabili.

IL POTERE DELLA COMPRENSIONE E’ ILLIMITATO: NELLE RELAZIONI è MIRACOLOSO.

Compiuto l’atto e dato il tempo fisiologico di abbassare l’adrenalina, la noradrenalina e il cortisolo (la messa a terra), si è spogliato della corazza ed oggi è più predisposto a dare e darsi fiducia.. Adesso viaggiamo in compagnia della serotonina e dell’ossitocina, gli ormoni della felicità. Ma questa è un’altra storia che vi racconterò.

Intanto, COSA PORTARE A CASA DA QUESTA STORIA?

1) dai una conclusione agli inconclusi;

2) osservati quando provi un’emozione: cosa accade al tuo corpo?

3) accogli il disagio, senza giudicarlo. Va compreso perchè sia trasformato;

4) evita di sminuire il sentire dell’Altro o di paragonarlo al tuo: ognuno ha la sua storia e va rispettata;

5) quando alziamo il livello di stress e ansia, bisogna sapere che a livello biochimico si creano delle reazioni che possono permanere per giorni e per mesi se è troppo alto.  Se troppo alti, appunto, creano un disequilibrio che disorienta tutti gli ambiti della vita;

6) è sempre tempo di mettersi in gioco e lavorare su se stessi.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *